L’olio essenziale (rigorosamente calabrese) è alla base dei prodotti di Chanel, Guerlain, Dior e Lauder. Ma la lobby dell’industria chimica che tenta di imitarlo non gradisce…

Ci hanno provato in tanti: in California, in Brasile, in Argentina, in Africa. Ci hanno provato anche gli israeliani, che pure sono riusciti a cavar pomodori e lattughe dalle sabbie del Negev, che era come cavar sangue dalle rape.  Ma ovunque è stato un fiasco. Il Citrus Bergamia Risso, famiglia delle Rutacee, sottofamiglia Mesperidee, genere Citrus, meglio conosciuto come Bergamotto, nome che probabilmente deriva dal turco Beg armudi, “pero del signore”, è un agrume ostinato. E da che se ne ha notizia cresce spavaldo, turgido e magnifico, e nessuno sa dire bene perché, solo nella fascia costiera - un’ottantina di chilometri per una decina di profondità- che va da Villa San Giovanni a Monasterace, estrema propaggine della Calabria jonica reggina.

650 le aziende agricole coinvolte, 7000 gli addetti, considerato anche l’indotto, 1300 gli ettari interessati da questa coltivazione. Per non dire del numero incalcolabile di donne,e uomini, nel mondo, dalla cui persona si sprigionano le note di un profumo Chanel, Guerlain, Estee Lauder, Dior, in cui l’essenza del bergamotto, che serve a fissare il bouquet aromatico, la fa da padrone.

Esportiamo in Francia, terra di profumi per eccellenza, in Inghilterra, in Germania. E ultimamente anche negli Stati Uniti, in Giappone, in India, in Australia, in Cina. Ma non sono solo profumi. Il bergamotto viene impiegato anche nell’industria farmaceutica e in quella alimentare e dolciaria. Per non dire delle ultime scoperte scientifiche secondo le quali (lo ha scritto l’autorevole International Journal of Cardiology) il bergamotto (il succo, stavolta) sarebbe capace di ridurre i livelli del colesterolo LDL, quello “cattivo”, e far aumentare al contempo quelli di colesterolo HDL, riducendo perciò le dosi di farmaci per il cuore. Insomma, un alleato potente e naturale per il vasto popolo di cardiopatici e diabetici sparsi nel mondo.

Nel deserto economico del basso versante jonico reggino, che ha già al collo il nodo scorsoio della ‘ndrangheta, l’industria del bergamotto sembra una specie di modesto risarcimento disposto dall’Altissimo ai calabresi perbene, che sono stragrande maggioranza.

Contro questa storica e diremmo unica presenza economica in una altrimenti stupenda valle di lacrime è scesa in guerra, ultimamente, la lobby dell’industria chimica europea. Sostengono dunque questi signori (e anche il lettore meno avvertito sa chi sono quelli che comandano, in Europa) che fra l’1 e il 3 per cento della popolazione europea è “potenzialmente” allergica ad alcune componenti presenti nei profumi. Per cui si propone di restringere la concentrazione degli oli essenziali dal 12 per cento allo 0,01 per cento. “il che -dice l’avvocato Ezio Pizzi, produttore e presidente del Consorzio del Bergamotto di Reggio Calabria - significa decretare la fine, la scomparsa delle nostre produzioni tipiche”.

Non è la prima volta che a Bruxelles puntano a gambizzare i produttori calabresi di bergamotto. “Ci avevano già provato una decina di anni fa -racconta l’avvocato Pizzi-. Ma all’epoca eravamo riusciti a trovare una soluzione mediata, inserendo nell’etichetta i nomi dei componenti che potevano causare allergie in certi soggetti predisposti”. Ora, la guerra tra gli Stranamore che producono il bergamotto in provetta, e i produttori del bergamotto “naturale”, sta per riaccendersi.

“Se non altro, in questo scontro non siamo soli -sorride Pizzi-. Con noi sono i più rinomati profumieri del mondo, come Guerlain, Dior, Chanel, e lo stesso presidente dell’Associazione internazionale dei profumieri, Pierre Sivac, secondo il quale gli ingredienti naturali sono la spina dorsale del 90 per cento dei profumi”.

A New York, il 3 dicembre scorso, Estèe Lauder ha presentato la sua ultima creazione, un profumo al bergamotto. E per pubblicizzare l’essenza hanno chiesto a Ezio Pizzi (che è stato felice naturalmente di fare contenti gli americani) 150 frutti da esporre a corredo delle boccette di profumo nel corso della presentazione ufficiale. E tutti a rimirarli, a palparli, in una profluvie di “wonderful” e di “nice” e a grattare con l’unghia la superficie di quei frutti ancora verdognoli, in questa stagione, per inebriarsi di un profumo che già basta a se stesso. Insomma: un successo, un punto a favore per i produttori calabresi, e un’amarezza in più per i potentati della chimica europea, che non molleranno. E figuratevi noi calabresi.

L’olio garantito si acquista da AICAL  www.aical.it

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