Novanta anni da quando Gramsci, nel 1920, disse «Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti».

Si stima fino a un massimo di un milione di meridionali uccisi e/o deportati in lager come quello di Fenestrelle, dove ancora oggi si legge la terrificante frase: «Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce». Per non parlare delle donne violentate, gli eccidi di interi paesi, e delle teste di patrioti duosiculi tagliate e ancora oggi a mo di monito e vanto esposte al pubblico.

 Lo stesso Goethe, al quale spesso la cultura massonica attribuisce orribili commenti riguardo i meridionali, afferma che i meridionali sono tutt’altro che fannulloni. Hanno solo un modo diverso di concepire la vita. E io aggiungerei, un modo che implica un’alta qualità della stessa.

La nostra è la storia!!
Nel mondo della editoria ci sono parecchie pubblicazioni con impeto meridionalista, un libro oggi va per la maggiore è “Terroni” di Pino Aprile. Libro che non ho letto forse perchè la visiulizzazione di una Italia capovolta credo stravolga la realtà. 

La storia la scrivono i vincitori!
E’ un detto che si tramanda da sempre, e noi meridionali, 150 anni fa abbiamo perso!

Ancora oggi, dopo 150 anni, i nostri giovani, leggono una storia che vera non è!
La storia dei vincitori, i Savoia ed amici. Ci spiega correttamente come 1000 uomini abbiano conquistato un regno. Un regno che non stava male, non era malato, aveva una sua ricchezza, un esercito di arruolati, una delle flotte più corpose del mediterraneo… Tutto è sul tono di “Evviva, arrivano le camicie rosse a salvarci!!!”.
I Meridionali, popolo che ha fatto la storia dell’Italia e dell’Europa!
Ancora nelle politiche editoriali scolastiche di base sopratutto, viene vergognosamente considerato marginale, quindi senza approfondimento, anche il periodo Magno Greco, ripeto “Magno”, magnifico anche alla Grecia stessa. Dai micenei, si passa ai romani ”dimenticando 1000 anni di cultura meridionale.
Qui si era gia popolo e cultura quando in alcune regioni d’Europa gli uomini saltavano ancora da un’albero all’altro.

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